I BLU BONNET


L’ESPERIENZA DI UN EPICO FALLIMENTO

Sono anni che allevo parrocchetti australiani con alternate fortune e ho avuto modo nei miei aviari di possedere svariate specie di generi differenti ma una specie che mi appassiona e tutt’ora desta in me un vivo interesse sono i blu bonnet i parrocchetti faccia blu appartenenti al genere northiella. Il genere si divide in 3 sottospecie le quali differiscono tra loro per alcuni dettagli della livrea
Northiella h. haematogaster

Northiella h. haemathorrus

Northiella h. pallescens

In natura sono animali di indole riservata e molto guardinghi il che rende particolarmente complesso anche il fotografarli da amatori di birdwatching, generalmente si spostano a coppie o al massimo in gruppi a composizione familiare composti da genitori e figli alimentandosi al suolo di diverse specie di erbe e semi di esse oltre ad alcune infiorescenze, la riproduzione in natura avviene nel nostro periodo invernale essendo nel loro habitat il periodo maggiormente favorevole a livello di risorse alimentari e climatiche.

In natura utilizzano cavità di alberi aventi un ingresso molto piccolo questo adattamento evolutivo presumo sia dovuto a una pressione predatoria particolarmente elevata che si sposa con il carattere particolarmente battagliero della specie nel difendere il sito di nidificazione caratteristica MOLTO peculiare della specie!

ESPERIENZA DI ALLEVAMENTO
Vengo a conoscenza di questi parrocchetti tramite un commerciante della mia zona che possiede uno splendido maschio della specie nominale di origine slovacca l’animale palesa una forma fisica strepitosa ed essendo un soggetto di un paio di anni penso incautamente di aver fatto un ottimo acquisto, all’atto di mettere il soggetto nella portantina il commerciante con il quale ho un rapporto confidenziale mi dice: buona fortuna nel trovare la femmina e soprattutto che viva abbastanza da riprodursi! Ammetto che simili presupposti mi mettono un pochino in allerta e inizio a documentarmi approfonditamente sulla specie e interpello allevatori di australiani più navigati di me in merito a questi animali, quello che ne viene fuori e più simile a un bollettino di guerra che a delle vere esperienze di allevamento con soggetti che si uccidono a vicenda o viceversa coppie che convivono da anni senza neanche deporre o genitori che uccidono i pullus e soprattutto un dato che accomuna tutti coloro che ne hanno ottenuto qualche novello l’averli allevati grazie all’ausilio di balie cosa che DETESTO per principio in quanto penso che una specie DEVE essere in grado di allevare la propria progenie.

Dati gli incoraggianti presupposti mi metto alla ricerca di una femmina e grazie a un allevatore laziale vengo in possesso di addirittura 2 femmine novelle a sua detta allevate dai genitori i soggetti sono di buona qualità è passato il dovuto periodo di quarantena decido di provare ad accoppiarli. Allevando da anni psephotus e platycercus l’esperienza mi insegna di inserire i riproduttori in voliera separati da un separatore metallico onde evitare spiacevoli aggressioni generalmente a carico della femmina da parte di un maschio eccessivamente focoso, i parrocchetti superato il momentaneo momento di smarrimento si dirigono verso le rispettive mangiatoie e iniziano ad alimentarsi tranquillamente, il maschio accorgendosi della presenza di un conspecifico di sesso opposto si aggrappa al separatore ondeggiando ritmicamente la testa ,comportamento che tale specie di parrocchetti mostra in caso di allarme o eccitazione. Passano i mesi e noto che il maschio mostra sempre maggior interesse per la femmina la quale inizia timidamente dal separatore a farsi imbeccare ,nel frattempo inizio a somministrare germinati e grano ammollato per favorire l’estro dei riproduttori.

Arrivati ai giorni finali di marzo con un fotoperiodo accettabile e una temperatura mite arrivo alla decisione di rimuovere il separatore e vedere se l’affiatamento di coppia è accettabile, memore delle terribili esperienze degli amici allevatori dedico ai soggetti un pomeriggio a tale operazione onde evitare spiacevoli incidenti e mi renderò presto conto di aver fatto bene! Appena rimosso il divisorio il maschio vola sul posatoio accanto alla compagna e inizia a corteggiarla ondeggiando il capo e tentando di imbeccarla tale comportamento riceve i favori della femmina la quale riceve copiose imbeccate incoraggiato da un atteggiamento tanto affettuoso mi dirigo in casa per riempire delle mangiatoie di pastoncino al mio ritorno la scena che mi si presenta mi sgomenta, l’amorevole maschio che poco prima imbeccava la compagna si era trasformato in un demonio che stava beccando la compagna sul capo con una ferocia inaudita strappando manciate di piume! Immediatamente intervengo allontanando il soggetto e riposto il divisorio osservo le condizione della femmina che è visibilmente provata dal comportamento dello spasimante.

A seguito di tale episodio ho provato a più riprese ad accoppiare questo maschio con entrambe le femmine senza ottenere alcun risultato accettabile ma solo feroci aggressioni a danni delle malcapitate costringendomi a malincuore a cedere il soggetto. Passa il mio primo anno con tale specie e lo dedico a prendermi cura delle femmine in mio possesso cercando nel frattempo dei maschi novelli senza alcuna fortuna, parlando della mia “avventura” nella mia associazione vengo a conoscenza di un nostro socio il quale possiede una coppia di 3 anni di origine tedesca la quale l’anno precedente ha deposto una covata feconda non portata a termine. Immediatamente mi accordo sulla cessione dei soggetti e dopo una settimana si trovano nel mio allevamento, non avendo la possibilità di ospitare molte voliere inserisco i soggetti in un gabbione da 120 cm e attendo l’imminente stagione cove, nel frattempo riesco tramite un appassionato a venire in possesso di un giovane maschio da accoppiare a una delle mie femmine spaiate e fortunatamente dopo un periodo di affiatamento forse complice la giovane età del soggetto riesco a imbastire una seconda coppia.

Vedendo le coppie imbeccarsi amorevolmente e palesare un ottimo affiatamento mi sento particolarmente ottimista per l’imminente stagione cove e costruisco degli appositi nidi con il foro di ingresso di dimensioni tali da permettere l’ingresso della sola femmina alla camera di cova riducendone le dimensioni con degli assi delle cassette della frutta, errore che come vedremo in seguito risulterà fatale sia per una femmina che per la sua progenie, arriva la fine di marzo e in seguito a un alimentazione ricca di germinati decido di mettere i nidi alle coppie incrociando le dita per una sperata e fortuita riproduzione. Le cassette nido sono le classiche usate nella riproduzione di gropponi e varius con la sola accortezza di adattare l’ingresso del nido onde evitare intrusioni da parte del maschio, il materiale da imbottitura è della segatura usata come lettiera per roditori.

La femmina della coppia adulta inizia subito a ispezionare il nido e durante le fasi di mantenimento ho modo più volte di osservare i soggetti accoppiarsi cosa che mi fa ben sperare per la riuscita della riproduzione inoltre la coppia palesa un ottimo affiatamento scambiandosi effusioni senza manifestare nervosismi o atteggiamenti aggressivi, nel frattempo anche la seconda coppia dopo un iniziale periodo di affiatamento inizia a ispezionare il nido malgrado i soggetti non mostrino un affiatamento similare alla prima coppia non osservo tra i riproduttori atteggiamenti ostili o aggressivi. Un giorno durante la pulizia del mio allevamento ho modo di osservare una scena che penso mi abbia insegnato molto su che genere di parrocchetto stessi allevando, avendo i gabbioni da 120 incolonnati uno sopra l’altro durante la rimozione dei cassetti di fondo per la pulizia dello stesso le coppie di riproduttori vengono in contatto visivo le une con le altre, allevando psephotus da anni sovente ho visto coppie avere dispute territoriali dalle griglie di fondo e alcune volte la zuffa si estendeva a un paio di beccate da parte del maschio a danno della femmina che incautamente si avvicinava troppo al compagno ma MAI nulla di preoccupante o eccessivo, la seconda coppia di blu bonnet quel giorno mi diede prova di una aggressività intraspecifica per la personale mia esperienza senza precedenti, rimossi i cassetti di fondo le coppie di blu bonnet iniziarono ad azzuffarsi dalle reti di fondo, interessante notare a livello etologico come i rispettivi partner della coppia aggrediscano il soggetto del medesimo sesso attraverso la rete e mai quello di sesso opposto forse a causa anche della notevole diversità di taglia tra i sessi nella specie, a un certo punto nella 2 coppia qualcosa va storto e il maschio assale letteralmente la compagna gli animali beccandosi si rotolavano sul fondo della razziera e si aveva l’impressione di assistere a una lotta tra gatti selvatici più che tra volatili! La femmina dopo aver ricevuto numerose beccate viene inseguita per l’intera gabbia dal compagno costringendola in preda al terrore a rifugiarsi nel nido, la cosa che mi lascia basito è che riponendo i cassetti con la lettiera al medesimo posto e interrompendo il contatto visivo le coppie ritornano a comportarsi in maniera assolutamente normale come se nulla fosse accaduto. Passato circa un mese dal posizionamento dei nidi la coppia adulta depone 5 uova diligentemente covate dalla femmina mentre la seconda coppia malgrado operazioni di scavo da parte della femmina nel materiale da nido non arriva mai alla deposizione; dopo circa una decina di giorni dall’inizio della cova complice un uscita della femmina per alimentarsi decido di effettuare la speratura e la mia gioia arriva alle stelle tutte le uova sono gallate! Cerco di disturbare il meno possibile i riproduttori e dopo l’incidente della pulizia dei fondi sospendo anche la sostituzione della lettiera di fondo per cercare il più possibile di dare alla coppia una situazione di “serenità” ma tutto il mio impegno purtroppo non viene ripagato, a distanza di una decina di giorni dalla speratura entrando in allevamento noto il maschio con il becco sporco di sangue e immediatamente accostando l’orecchio al nido non sento alcun movimento, quando sollevo il coperchio del nido la scena che mi si presenta è raccapricciante il maschio ha sfondato il cranio della compagna e distrutto tutte le uova nel quale erano ben evidenti i pulcini prossimi alla schiusa, dopo questo episodio preso dalla rabbia e la frustrazione porto presso un commerciante l’assassino insieme alla seconda coppia e alla femmina spaiata cedendo questi incomprensibili parrocchetti. A distanza di anni e analizzando attentamente il mio comportamento come allevatore riconosco solo a me stesso la colpa di questo fallimento in quanto ho avuto modo di apprendere diversi comportamenti ed esigenze di questi stupendi animali che in quel periodo per mia ignoranza ho trascurato:
– Non sono animali allevabili in comuni razziere da 120cm come gli appartenenti al genere psephotus per via della forte carica territoriale e aggressività intra e interspecifica della specie.
– E consigliabile acquistare soggetti giovani da far affiatare al fine di avere coppie stabili
– Se si possiedono più coppie cercare di localizzarle il più lontano possibile le une dalla altre al fine di evitare un eccessivo stress da parte dei riproduttori
– Come dimostrerò fotograficamente l’ingresso del nido deve essere ridotto tramite l’ausilio di materiale resistente quale corteccia d’albero e non con legno sottile come feci io con le assi da frutta in quanto facilmente deteriorabile dai possenti becchi di questo parrocchetto.

Con questa mia esperienza spero di essere stato di aiuto a chi come me malgrado tutte le difficoltà nutre una profonda passione per questa specie di demoni alati, e soprattutto spero che evidenziando i miei errori si possa instillare una viva consapevolezza di chi si cimenta con questi parrocchetti a non sottovalutare nessuno aspetto del loro allevamento partendo dalla formazione coppie alla logistica delle strutture per il mantenimento. Dal canto mio ho solo rimandato la sfida con loro e con me stesso un giorno riuscirò a domare e riprodurre i leoni d’Australia ne sono certo!

Isoardi Davide

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