Neopsephotus bourkii

Esperienze di allevamento col parrocchetto di bourke

La mia prima esperienza di allevamento con questa specie risale a diversi anni fa quando mi accordo con un nostro iscritto, allevatore di neophema, per l’acquisto di alcuni esemplari. Arrivato in allevamento rimango colpito da alcuni soggetti ancestrali e lutini e torno a casa con un paio di coppie formate da maschio lutino x femmina ancestrale e maschio ancestrale/ino x femmina lutina i soggetti palesano una taglia e un piumaggio impeccabile e ancora oggi a distanza di anni ricordo con piacere quei miei primi soggetti.

Originario del continente australiano questo parrocchetto della lunghezza di circa 25 cm abita zona con basse percentuali di umidità e clima tendenzialmente desertico.

 

 

In natura palesa abitudini prettamente terrognole cibandosi di semi e infiorescenze di erbe selvatiche abitudine questa che permane in cattività, questa spiccata predilezione per le erbe prative è valsa ai generi neophema,neopsephotus e psephotus il nome inglese di grass parakeet ovvero parrocchetti delle erbe. La specie palesa un dimorfismo sessuale non evidentissimo, generalmente i maschi presentano zone di elezione blu sull’apice del capo in prossimità degl’occhi e sulle spalle con percentuali variabili a seconda della qualità selettiva dei soggetti

 

 

 

 

 

Le femmine presentano un piumaggio sobrio con assenza di zone blu e un cranio più piccolo e arrotondato

Animali dal carattere mite e pacifico sono adatti a essere allevati in aviari misti senza pericolo di aggressioni e mi è personalmente capitato di vederli ospitati in voliere in compagnia di piccoli esotici o fringillidi senza problemi di alcun genere, questa loro peculiarità caratteriale permette all’allevatore di poter stabulare i novelli in gruppi di sessi misti senza pericolo di litigi o deperimento dei soggetti.

 

Dopo quei mie primi soggetti e dopo aver riprodotto alcuni novelli per anni non ho più allevato la specie dedicandomi ad australiani di altro genere. L’occasione mi si ripresenta la scorsa stagione durante una mia consueta visita a un noto negozio torinese di ornitologia, nei vari aviari noto 4 soggetti di cui 3 opali e un ancestrale, 2 soggetti sono novelli e tra questi spicca un maschio opale di ottima taglia e colore dopo essermi informato sul prezzo del soggetto ritorno a casa soddisfatto del mio acquisto.

I soggetti sono da me ospitati in razziere da 90 cm munite RIGOROSAMENTE di reti sul fondo in quanto uno dei pochi punti deboli della specie è la spiccata sensibilità a malattie dell’apparato gastroenterico che unite a situazioni di stress portano i soggetti a incappare in coccidiosi e enteriti. Un accortezza che aiuta a prevenire simili situazioni in maniera assolutamente naturale è l’utilizzo nel pastoncino di probiotici e di un seme chiamato foniogold o foniopaddy( in base all’azienda che lo commercializza) tale seme ha proprietà coccidiostatiche ovvero la capacità di inibire la presenza di coccidi nell’organismo del soggetto che lo consuma. Come alimentazione fornisco ai miei soggetti un misto per parrocchetti integrandolo con pastoncino arricchito di peperoncino e aglio, quest’ultimo previene in specie terrognole la comparsa di nematodi e parassiti intestinali, oltre a del grano ammollato 48 ore e successivamente asciugato con pastoncino soprattutto nel periodo di allevamento dei nidiacei; come alimento “fresco” fornisco un paio di volte la settimana erbe prative quali centocchio ,tarassaco e spighe di piantaggine molto gradite dai soggetti, tali erbe oltre ai benefici apportati forniscono un arricchimento ambientale ai soggetti i quali sono stimolati a cibarsi come in natura donando all’appassionato allevatore un momento di piacevole osservazione ornitologica. Sono animali, almeno nel caso dei miei soggetti, poco interessati alle abluzioni ed essendo animali di origine deserticola consumano molta poca acqua la quale deve essere sempre fresca e pulita pena l’insorgenza di patologie. Con l’arrivo della primavera ho applicato alle razziere i nidi, nel mio caso utilizzo dei parallelepipedi rettangolari a sviluppo verticale con foro di ingresso di 6 cm delle misure di 35cm H x 20cm di lato muniti di un pezzo di rete metallica posto all’interno per facilitare l’uscita dei riproduttori e dei novelli prossimi all’involo, dopo aver ispezionato il nido il maschio invita la femmina ad entrarvi la quale inizia a scavare nel materiale di imbottitura(utilizzo trucioli di legno) la quale ricava una conca nella quale verranno depositate le uova, interessante è osservare il corteggiamento da parte del maschio il quale si pone sul posatoio di fronte alla femmina allargando le ali e mostrando l’interno blu nel contempo cinguettando, la femmina a seguito degli accoppiamenti deposita un numero variabile di uova tra le 4 e le 8 che cova per una ventina di giorni circa; i soggetti ,nella maggioranza dei casi, si dimostrano genitori lodevoli portando copiose imbeccate ai pulli tanto che la specie è stata utilizzata per anni come balia per specie affini più delicate.

Una volta involati i novelli vengono accuditi e imbeccati dai genitori per un’altra ventina di giorni circa dopo i quali si possono considerare svezzati, una peculiarità di questa specie è il mancato rientro dei novelli nel nido una volta involati prerogativa che consente alla femmina di intraprendere una successiva covata senza venir disturbata in cova da un orda di pressanti pargoli!

MUTAZIONI:

Come ogni specie frutto di allevamento amatoriale e selettivo negli anni la specie è stata oggetto di numerose mutazioni di colore, la mutazione opale è la maggiormente conosciuta in quanto ha reso noto questo parrocchetto per via del color rosa salmone assunto dai soggetti affetti da questa mutazione. Di seguito mostrerò le mutazioni principali:

OPALE


LUTINO

 

 

 

 

 

EDGED

 

 

 

PALE FALLOW

 

 

BRONZE FALLOW

Dalla combinazione di alcune mutazioni si ottengono queste combinazioni

RUBINO= lutino x opale

OPALE FALLOW = opale/fallow x fallow

Merita ancora una nota una selezione su fattore quantitativo denominata blu ma visti i soggetti intermedi che genera molto similare al turquoise degli agapornis

 

 

 

 

 

Articolo originale di Davide Isoardi

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